Grainer

Alessandro debutta dal vivo a 13 anni, affrontando proprio il repertorio dei Beatles: un battesimo musicale che lascia il segno e che, in qualche modo, traccia una linea destinata a tornare. Prima di rimettere mano alle canzoni dei “fab four”, attraversa più di quarant’anni di musica suonata sui palchi con un numero impressionante di band, esplorando territori sonori diversissimi: dal country rock degli anni Settanta e Ottanta alla scuola dei cantautori, dal pop degli Ottanta e Novanta a una breve, ma significativa parentesi jazz fusion, fino all’esperienza con i LunaMars, rock band di brani originali di cui è co-autore. Con loro conquista riconoscimenti importanti, da Arezzo Wave ’94 a “Banale Unplugged” nel ’95.

Oggi continua a muoversi con naturalezza tra progetti differenti: dallo swing italiano al pop rock che attraversa tre decenni, fino all’energia ruvida del grunge.

Nei BeatZone, dice, ha scelto di “mettersi definitivamente alla prova con qualcosa di difficile, ma entusiasmante”, chiudendo idealmente quel cerchio aperto nel lontano 1978.

Neresini

Per Andrea, dopo gli esordi da chitarrista autodidatta, immerso nell’energia istintiva del country-rock e del rock, la musica entra nella sua vita con la forza delle cose destinate a restare. Da lì il passo verso la chitarra classica e il jazz è naturale, quasi inevitabile: la curiosità che si fa studio, l’ascolto che diventa linguaggio. Nel frattempo imbraccia anche il basso elettrico, entrando in sintonia con diversi musicisti della scena vicentina, con i quali calca palchi piccoli e grandi, dai club alle manifestazioni più significative – come il concerto per i 70 anni di Dizzy Gillespie a Bassano del Grappa o il Festival Internazionale del Jazz di Bologna.

Studia, si forma, si diploma al Conservatorio Pollini di Padova e poi perfeziona il proprio stile con maestri di grande spessore come Ruggero Chiesa, Marco De Santi, Roland Dyens. La musica da camera diventa il suo terreno d’elezione, e i risultati arrivano: concorsi nazionali e internazionali lo premiano, riconoscendo la maturità di un interprete ormai definito.

Cresce anche l’attività concertistica, che lo porta in Italia e oltre confine – Croazia, Belgio, Olanda – mentre la sua versatilità lo rende protagonista come chitarrista e polistrumentista (banjo, mandolino) con diverse formazioni: l’Orchestra del Teatro Olimpico, l’Orchestra e Coro “Schola S. Rocco”, l’Orchestra a Plettro di Breganze. Nascono collaborazioni stabili: il Duo chitarristico “Miroirs”, l’ottetto “Il Musicaedro” (con cui incide un CD per DotGuitar nel 2002). Nel 2005 affianca Bruno Conte per il tour e il disco dedicato a Battisti, I volti dell’amore. Tra il 2009 e il 2012 entra nei progetti di Patrizia Laquidara e degli Hotel Riff, con cui nel 2011 conquista la Targa Tenco come miglior album in dialetto per Il canto dell’Anguana.

Nel 2014 completa un altro tassello del suo percorso, laureandosi in chitarra jazz al Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza, sotto la guida di Maestri come Michele Calgaro e Sandro Gibellini.
Un itinerario ricco, coerente, che racconta non solo una carriera, ma il modo in cui una vita intera può essere attraversata – e definita – dal suono.

Con il progetto BeatZone…sperimenta una nuova dimensione strumentale grazie alle grandi affinità musicali e personali con Alessandro e Antonio!

Zordan

Antonio fin da bambino vive immerso nella musica, una presenza costante, quasi un respiro che attraversa le stanze di casa e finisce per attraversare anche lui. Il primo slancio è il canto: nel 2002 tenta le selezioni dello Zecchino d’Oro, un piccolo grande passo di un ragazzo che alla musica chiede già un modo per raccontarsi.

Attorno ai nove anni arrivano gli strumenti: prima la batteria, poi la chitarra. Le prime lezioni sono un affare di famiglia, affidate a maestri amici, poi il percorso prosegue da autodidatta, con quello studio intermittente che è tipico di chi con la musica ha un rapporto naturale, spontaneo, mai forzato.

Al liceo nasce il primo gruppo, dove siede dietro le pelli e presta la voce come seconda linea. Da lì parte un lungo viaggio tra rock e metal, varcando poi i confini del reggae, fino ad arrivare ai Brain Pain, formazione valdagnese che abbraccia un grunge originale e ruvido; ora si muove con disinvoltura tra funk, soul, surf, reggae, rock e ogni genere che offra spazio alla curiosità.

Nel progetto BeatZone dice di trovare qualcosa di più: “la possibilità di contribuire alla nascita di arrangiamenti magnifici, sospesi, a tratti quasi onirici. Alcune cose sono troppo belle per non essere ascoltate e ammirate, e le rivisitazioni “Beatlesiane” del maestro Neresini appartengono esattamente a quella categoria. Un luogo dove la musica non si limita a essere suonata, ma torna a respirare.”